Note 11 . I sospetti della ragione.

(1). Vedi capitolo Quattro, 3, pagina 113.

(2). G. Berkeley, Trattato sui princpi della conoscenza, primo, 1,
in G. A. F., volume tredicesimo, citato, pagina 716.

(3). Vedi capitolo Otto, 3, pagina 182.

(4). G. Berkeley, Trattato sui princpi della conoscenza, primo, 2,
citato, pagina 716.

(5). Ibidem.

(6). Ivi, primo, 4, pagina 717.

(7). Vedi volume primo, capitolo Sette, 2, pagine 175-178.

(8). G. Berkeley, Trattato sui princpi della conoscenza, primo, 5,
in G. A. F., volume tredicesimo, citato, pagina 717.

(9). Ivi, Disegno dell'introduzione [9], pagina 712.

(10). Ivi, [8], pagine 712-713.

(11). Ivi, Introduzione, 10, pagina 715.

(12). Ivi, Disegno dell'introduzione [10], pagina 713.

(13). Ivi, primo, 10, pagina 719.

(14). Ivi, primo, 8, pagine 718-719.

(15). Confronta ivi, primo, 16-21, pagine 721-724.

(16). Confrontaivi, primo, 18, pagina 722.

(17). Ivi, primo, 20, pagina 723.

(18). Ivi, primo, 7, pagina 718.

(19). Ivi, primo, 6, pagina 718.

(20). Ivi, primo, 29, pagina 726.

(21).  Per deismo si intende la posizione di quanti sostengono  che
esclusivamente   attraverso  l'uso  della   ragione      possibile
riconoscere l'esistenza di Dio, a prescindere da ogni rivelazione e
quindi  dalle tradizionali religioni storiche. Pur contrapponendosi
all'ateismo,  il  deismo  risulta  pertanto  inaccettabile  per  un
cristiano,  come  aveva  gi fatto notare  Pascal.  A  partire  dal
diciassettesimo secolo il deismo, nato in Inghilterra,  si  diffuse
in  Francia  e  in  Germania. Accanto a deismo compare  il  termine
teismo,  che inizialmente viene usato come sinonimo del  primo  (in
questo  senso lo utilizzano Voltaire e altri illuministi),  ma  che
presto assume il significato - ben diverso da quello di deismo - di
credenza  in  un  Dio  personale, libero,  trascendente,  creatore,
provvidenziale, eccetera Questa distinzione fu codificata da  Kant,
che  definisce il deista come colui che "ammette che  noi  possiamo
con la semplice ragione conoscere un essere originario", mentre  il
teista  colui che con "la ragione  in grado di determinare di pi
l'oggetto [...], ossia come un essere che per intelletto e  libert
contenga in s il principio originario di tutte le cose"; il deista
crede  in  un  Dio che  semplicemente causa del mondo,  il  teista
crede  in  un  Dio personale e vivente (confronta I. Kant,  Critica
della ragion pura, Dialettica trascendentale, secondo, terzo, 7. Il
corsivo  nostro).

(22).  G.  Berkeley, Alcifrone, quinto, 9, in  G.  A.  F.,  citato,
pagina 771.

(23). Ivi, quinto, 1, pagina 770.

(24). Ivi, quinto, 6, pagina 771.

(25). Ivi, quinto, 19, pagina 771.

(26). Confronta ivi, quinto, 30, pagina 772.

(27).  Uno  degli interlocutori deisti, Alcifrone, aveva affermato:
"Non  posso  sopportare  di  vedere  la  politica  e  la  religione
camminare mano nella mano" (ivi, quinto, 4, pagina 770).

(28). Questa posizione, criticata da Berkeley,  messa in bocca  ad
Alcifrone:  "Non  c'  nessun  bisogno  che  all'uomo  si  facciano
prediche,  ragionamenti, paure per indurlo alla virt,  cosa  tanto
naturale  e  congeniale ad ogni anima umana. Ora, se   cos,  come
certamente  ,  ne  segue  che tutti  i  fini  della  societ  sono
assicurati  al  di  fuori della religione, e che  un  non  credente
promette bene di essere l'uomo pi virtuoso, in un vero, sublime ed
eroico senso" (ivi, terzo, 3, pagina 761). Questo stesso rifiuto di
imposizioni  esterne  per  ottenere un  comportamento  morale  sar
riproposto da I. Kant.

(29). Confronta ivi, terzo, 4-5, pagine 761-762.

(30).  K. R. Popper, Tre punti di vista sulla conoscenza umana,  in
K. R. Popper, Scienza e Filosofia, Einaudi, Torino, 1969, pagine 14-
15.

(31).  Il  titolo  completo  Siris: or a  Chain  of  Philosophical
Reflexions  and Inquiries concerning the Virtues of Tar-water,  and
divers  other subjects. Tra il febbraio e il marzo del 1744 l'opera
ebbe  ben  tre  edizioni. L'acqua di catrame si  otteneva  versando
della  pece nell'acqua e mescolando affinch i princpi attivi  del
catrame  passassero  nell'acqua, quindi si lasciava  depositare  la
pece  sul  fondo.  I benefci della medicina sono  scientificamente
accertati.

(32).  Confronta  M.  M. Rossi, Introduzione a  Berkeley,  Laterza,
Bari, 1986 2, pagina 225 e seguenti

(33).  M.  M. Rossi parla di "atomicit" per indicare il  carattere
frammentario e non sistematico, ma addirittura contraddittorio, del
pensiero di Berkeley; confronta ivi, pagina 231.

(34). Vedi volume primo, capitolo Cinque, 12, pagine 107-109.

(35).  "Noi  imbocchiamo  perci il sentiero  ben  battuto  su  cui
Berkeley, Hume e molti altri hanno camminato prima di noi"  (J.  O.
Urmson,  L'analisi filosofica. Origini e sviluppi  della  filosofia
analitica, Mursia, Milano, 1974, pagina 115).

(36).  Aristofane, autore comico del quinto secolo  avanti  Cristo,
descrive,  nella commedia Le nuvole, Socrate - il maggior  filosofo
contemporaneo - come un uomo che vive costantemente fra le  nuvole,
lontano dalla realt dei problemi della vita quotidiana.

(37).  D.  Hume, Ricerca sull'intelletto umano, primo, in D.  Hume,
Ricerche  sull'intelletto umano e sulla morale, a cura  di  M.  Dal
Pra, Laterza, Bari,1978, pagina 7.

(38). Ibidem.

(39). Ibidem.

(40). Ivi, pagina 8.

(41). Ivi, pagina 5.

(42). Ibidem.

(43). Ivi, pagina 6.

(44).  La Ricerca sull'intelletto umano  una rielaborazione  della
prima  parte del Trattato, mentre il contenuto della seconda  parte
viene  riproposto nella Ricerca sui princpi della morale  (Enquiry
concerning  the Principles of Morals) del 1752. Gi nel  1742  Hume
aveva   pubblicato   i   Saggi  filosofici  sull'intelletto   umano
(Philosophical   Essays  concerning  Human   Understanding),   "che
contengono  tutte  le  osservazioni relative  all'intelligenza  che
potreste  incontrare  nel Trattato" (Lettera a  Gilbert  Elliot  of
Minto,  marzo o aprile 1751, in A. Santucci, a cura di, Il pensiero
di David Hume, Loescher, Torino, 1972, pagina 20).

(45).  "Trovai  che la filosofia morale trasmessaci  dagli  antichi
presentava  lo stesso inconveniente della loro filosofia  naturale,
quello   di  essere  interamente  ipotetica  e  di  dipendere   pi
dall'invenzione  che  dall'esperienza.  Ognuno  consultava  la  sua
immaginazione  nell'elaborare schemi di virt e di felicit,  senza
tener conto della natura umana da cui devono invece dipendere tutte
le  conclusioni  morali" (Lettera a J. Arbuthnot,  marzo  o  aprile
1734,  ivi, pagina 15). "L'unico mezzo per ottenere successo  nelle
nostre  ricerche  filosofiche consiste quindi  nell'abbandonare  il
tedioso  e  logorante metodo praticato fino ad  ora,  e  invece  di
impadronirci  di quando in quando di un castello o di un  villaggio
alla frontiera, puntare direttamente alla capitale, ossia al centro
di  queste  scienze,  alla natura umana:  padroni  che  ne  saremo,
possiamo   sperare   di  ottenere  ovunque  una  facile   vittoria"
(Trattato, Introduzione, ivi, pagina 25).

(46).   Si   ricordino  solo  i  sofisti,  o  i  filosofi  dell'et
ellenistica,  o  gli umanisti del Quattrocento e  del  Cinquecento,
fino  a  J.  Locke,  che aveva visto nella definizione  dei  limiti
dell'intelletto umano il compito principale del filosofo.

(47). D. Hume, Trattato, Introduzione, citato, pagina 24.

(48). Confronta ivi, primo, quarto, 7, citato, pagine 27-28.

(49). Ivi, pagina 26.

(50). Confronta ivi, pagine 25-27.

(51). Confronta D. Hume, Ricerca sull'intelletto umano, dodicesimo,
citato, pagine 190-210.

(52). Confronta ivi, pagine 204-205.

(53).  Pirrone  -  come  si  sa  -   il  massimo  esponente  dello
scetticismo  antico. Vedi volume primo, capitolo Sette,  2,  pagina
176.

(54).  D. Hume, Ricerca sull'intelletto umano, dodicesimo,  citato,
pagine 205-206.

(55). Ivi, pagina 206.

(56). Ivi, dodicesimo, pagine 209-210.

(57). D. Hume, Trattato, primo, primo, 1, citato, pagina 51.

(58). Ibidem.

(59). Ibidem.

(60). Ivi, pagina 53.

(61). Confronta ivi, primo, primo, 3, pagina 55 e primo, primo,  4,
pagine 56-57.

(62). Ivi, pagina 57.

(63). Ivi, primo, terzo, 1, pagine 65-66.

(64). Confronta ivi, pagine 66-67.

(65). Confronta ivi, pagina 67.

(66).  D. Hume, Ricerca sull'intelletto umano, dodicesimo,  citato,
pagina 207.

(67).  Confronta D. Hume, Trattato, primo, terzo, 1, citato, pagine
68-69.

(68). Ivi, pagina 68.

(69). Ibidem.

(70). Ivi, pagina 69.

(71). Ibidem.

(72). Confronta ivi, pagine 69-70.

(73). Ivi, primo, terzo, 3, pagina 72.

(74). Ivi, pagina 73.

(75). Confronta ivi, pagine 73-75.

(76).  E'  lo  stesso  Hume che pi volte ricorre  all'esempio  del
biliardo.

(77). Confronta D. Hume, Compendio sul Trattato della natura umana,
in Il pensiero di David Hume, citato, pagine 75-80. Nel 1750, visto
l'insuccesso dell'opera e attribuendolo alla sua complessit,  Hume
scrisse  e dette alle stampe, anonimo, un Abstract (Compendio)  del
Trattato, che aveva composto dieci anni prima.

(78). Ivi, pagina 77.

(79). Ivi, pagina 78.

(80). Ivi, pagina 79.

(81). Ibidem.

(82). D. Hume, Trattato, primo, terzo, 7, citato, pagina 81.

(83). Confronta ivi, primo, terzo, 11-12, pagine 88-91.

(84).  "Confesso che non mi riesce di spiegare perfettamente questo
sentimento o modo di concepire. Ci sono parole che ne avvicinano il
significato,  ma il suo nome vero e proprio  quello  di  credenza,
che  ognuno  capisce.  Filosoficamente  dobbiamo  accontentarci  di
affermare  che  essa  qualcosa di sentito, il quale  distingue  le
idee  del giudizio dalle finzioni dell'immaginazione. Essa d  loro
una  maggiore forza e influenza, le fa sembrare pi importanti,  le
fissa  nella  mente e ne fa dei princpi direttivi di  ogni  nostra
azione" (ivi, pagina 82).

(85).  D.  Hume,  Trattato, primo, terzo, 8, in G.  A.  F.,  volume
tredicesimo, citato, pagina 883.

(86). D. Hume, Trattato, secondo, terzo, 1, in Il pensiero di David
Hume, citato, pagina 131.

(87).  Hume  torna  pi  volte su questo  concetto;  confronta,  ad
esempio, ivi, terzo, primo, 1, pagina 140.

(88). Ivi, pagina 139.

(89). Ivi, pagina 141.

(90). Con "provare", "sentire"  tradotto il verbo inglese to feel.

(91).  Ivi, pagina 144. Naturalmente - osserva Hume - si tratta  di
un  piacere o di un dolore "particolare", dal momento che  ci  sono
anche  oggetti  inanimati  e situazioni  che  ci  provocano  queste
sensazioni  senza che se ne possa dare una valutazione  morale,  ma
ciascuno  di  noi   in grado di riconoscere le diverse  specie  di
piacere e dolore. Una bella musica o del buon vino possono produrre
una  sensazione piacevole, "ma non diremo con ci  che  il  vino  
armonioso  e  che  la  musica  ha un  buon  sapore";  i  sentimenti
suscitati dalla virt e dal vizio sono facilmente riconoscibili.

(92). Ivi, terzo, terzo, 1, pagina 151.

(93). Ibidem.

(94). Confronta ivi, secondo, primo, 11, pagina 147.

(95). Confronta ivi, terzo, secondo, 2, pagine 156-157.

(96).  "Per l'unione delle forze il nostro potere  aumentato,  per
la  divisione  del  lavoro la nostra abilit  si  accresce,  per  i
soccorsi  reciproci  siamo  meno  esposti  alla  fortuna   e   agli
accidenti" (ivi, pagine 157-158).

(97). Confronta ivi, pagina 160.

(98). Ibidem.

(99). Confronta ivi, pagine 161-162.

(100). Confronta ivi, pagine 162-163.

(101).  D. Hume, Of the original Contract, in Il pensiero di  David
Hume, citato, pagina 173.

(102).  Hume  ha  detto poco prima che i prncipi  "esigono  che  i
sudditi  siano loro propriet e fanno derivare il loro  diritto  di
sovranit dalla conquista e dalla successione" (ivi, pagina 172).

(103). Ibidem.

(104). Ibidem.

(105). Ivi, pagina 173.

(106). D. Hume, On the Liberty of the Press, in Il pensiero di
David Hume, citato, pagine 177-178.
